Biografia - Leonetta Marcotulli

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Leonetta (Lilly) Marcotulli (Roma 1929)
 
Pensa che l'unica cosa importante, tra tutto quello che è stato detto su di lei è: "Ha condiviso gioie e dolori di tre generazioni d'artisti" e poi aggiunge con un sorriso: "Spero proprio di arrivare a quattro… tre mi vanno già strette…". Tutte le mostre a Roma, a New York, in Centro e Sud America non contano……". Alla mia età tutti hanno un lungo curriculum, io ho una vita piena di amici, di fiori e di sogni".
Ora, dopo aver vissuto per parecchi anni in Venezuela e in Africa, vive tranquillamente a Roma in Trastevere dividendosi tra la casa romana e Rocca Canterano dove si dedica con passione, oltre alla scultura, a quello che lei definisce "giardinaggio romantico", in cui i fiori, i bulbi, sembrano apparire improvvisamente e spontaneamente come usciti dal passato…… Piante autoctone si chinano protettive su delicate corolle venute da lontano sulle ali di un uccello……Un caos in cui anche tra la neve riesce a fiorire la calendula o la magica rosa di suo fratello Demetrio…… Oggi è tutto giallo domani lilla, rosa, fucsia, non è mai uguale, ma sempre colorato: l'unico grigio ammesso è quello delle rocce, ma anche quelle diventano ogni giorno più azzurre……………
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Leonetta Marcotulli nasce a Roma il 2-1-29 in via Aquileia 16 nel bagno di una casa che Edoardo de Filippo volle ad ogni costo comprare perché "sconclusionata assai……". Quella casa, a tre piani, con al centro, al posto del cuore un camino, quasi sempre acceso, contornato da una scala circolare che portava al piano superiore e sotto un minuscolo "fumoir" con le pareti dipinte da Rosso, elegante ma strano dato che in famiglia nessuno fumava, in realtà era l'arrivo di un banale montacarichi dalla cucina sottostante dove c'era un'immensa lavabiancheria il cui cestello in rame fu donato alla Patria insieme alle fedi nuziali del genitori. Al piano terra c'era lo studio dell'Ing. Amedeo Marcotulli che si definiva "padre del Rugby italiano" e spesso portava la piccola Lilly al campo dell'Acqua Cetosa da lui creato. La casa era circondata da un giardino con un immenso ciliegio, un somarello sardegnolo ed un piccolo pollaio; tutto questo ha certamente influenzato la sua vita…… La famiglia si trasferisce in Libia dove lo zio Tatano (arch. Florestano Di Fausto) "antifascista", ma grande amico di Italo Balbo, sta progettando villaggi, alberghi ed il grande arco dei Fileni nel mezzo del deserto proprio dove, la leggenda narra, s'incontrarono i due fratelli partiti di corsa, uno da Tripoli ed uno da Bengasi, per definire il confine. Allo scoppio della guerra ritorno a Roma dove "Lilly" viene messa in collegio al Mary Mount. Pochissime allieve, insegnanti di altissimo livello le aprono nuovi orizzonti: l'odiata matematica è affascinante……si parla di farle fare matematica pura e quando lei obietta che non sa fare neanche i conti, il professore replica tranquillamente che hanno inventato delle macchinette che li fanno perfettamente……una professoressa parla correntemente in latino……la direttrice "signorina Palmieri" donna coltissima, severa, ma moderna e sensibile, coordina tutto, insieme a Madre Teresa ed alle altre suore di clausura moderne ed aperte in modo ancor oggi inimmaginabile…… Uno schizzo, fatto per gioco, decide che forse, anche se la matematica è un'arte, è più semplice prendere il diploma al liceo artistico di Via Ripetta…… Esame d'ammissione e subito dopo esame finale. Un tale genio può farcela. Risultato: bocciata all'ammissione… Fine della carriera artistica. La famiglia si trasferisce in Venezuela. Lilly si sposa con Renzo e diventa Leonetta de la Penne "la marquesa". Ha tre figli "meravigliosi" Lorenzo, Marina ed Alessandra, poi all'improvviso, seguendo le orme del fratello Maurizio, si trasforma in campionessa di automobilismo (IV Gran Premio Palmarejo-Caracas, Gran Premio de Cuba) tanto popolare da diventare addirittura una maschera……
Torna in Italia e a Rieti scopre il volo a vela se ne innamora cominciando a pilotare l'aliante……
Intanto da Rocca Canterano collabora con "Il Tempo" che le fa firmare le sue corrispondenze. Si sente importante un giorno, mentre trasporta attraverso i monti della zona, sul tetto della sua piccola cinquecento rossa, l'immensa (tutto è relativo) tavola a vela, del suo ormai ex marito, da riparare a Colleferro: un signore, a cui si era presentata, invece della solita domanda "Parente di ?", alludendo alla medaglia d'oro il grande Luigi de la Penne, le chiede tranquillamente: "La giornalista? ……" Anche questo periodo finisce.
Finalmente a Roma la sua prima mostra allo Studio del Canova diretto con passione dalla sua amica Mara Albonetti dove propone le sue enigmatiche donne in cui è evidente l'influenza del suo soggiorno in Sud America. La mostra, presentata da Duccio Trombadori, piace e la gallerista a cui il Comune di Spoleto metteva a disposizione durante il Festival dei Due Mondi il prestigioso Palazzo Collicola la invita a partecipare per due anni consecutivi sia alla mostra sulla Pop Art che a quella su Marilyn Monroe……
Erano i tempi in cui i mercanti ti offrivano "metà merce, metà soldi", ma spesso più che di soldi si trattava di pasti…… Era famosa Mirella che dichiarava: "Mai offendere un artista: ti chiede un milione per un quadro? Tu gli offri un anellino per la fidanzata, magari un motorino, una cena e poi te la cavi con diecimila lire in contanti……". Famosa la volta che Mimmo Rotella le chiese un trentino…… e lei gli rispose: "Trentino? Io conosco solo il Trentino Alto Adige…". E se la cavò con le solite diecimila…… Ad un pittore arrivò ad offrire un camion di mattonelle ed al suo rifiuto rispose " Certamente tu un giorno ti comprerai una villa…… questo è il primo passo. "A qualcuno offrì un giubbotto antiproiettili: sempre utile in caso di una vendita in contanti……". La Marcotulli fu più fortunata un certo "Romoletto" s'innamorò di una sua scultura e le chiese di fissare lei il prezzo…… unica difficoltà che non si trattava di soldi, ma di scatoloni di purè…… un momento di sgomento, ma poi pensando all'Aga Khan che si faceva dare il suo peso in diamanti rispose decisa: "La mia altezza in scatoloni!!!!". In quei tempi il purè faceva un po' schifo e dopo qualche mese tutti gli amici cominciarono, malgrado la fame, a disertare lo studio di Via della Lungara all'ora dei pasti e il famoso purè nutrì per anni cani e gatti della zona.
 

 
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