Io Lilly - Leonetta Marcotulli

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"Amo gli uomini ma nella mia creta c’è sempre una donna nascosta che vuole uscire…
Mi piacciono le masse e la figura femminile risponde a questa mia esigenza.
Sono quella che fa “le donne grasse”, ma non è vero, non sono grasse, sono solide, sono rocce che emergono dalla terra pur seguitando ad essere terra. Per questo amo la creta."
Le mie donne sono in attesa… “ Ravvolte, accartocciate, misteriose come fiori non schiusi. Immerse nel pensiero, nella riflessione o più semplicemente nell’amore” come le definisce Ruggero Marino; per Duccio Staderini invece: “Sono archetipi, ogni volta uniche e sole, nate per essere se stesse sono quelle, è quella donna, non può essere un’altra”, e poi prosegue: “A me oggi, uomo, la frequentazione dello studio di Leonetta Marcotulli, la sua serena amicizia di donna, più di tanti discorsi, mi ha fatto comprendere che al di là del subdolo messaggio mercificato dell’eros vi è altro che conta, vi è altro che il corpo della donna rappresenta: è l’essenza naturale dell’essere che non dipende da null’ altro se non dall’essere in se. Così le donne di Lilly sembrano adesso a me portare tale indicibilità nel silenzio pensoso dei loro atteggiamenti, nel silenzio raccolto di un’attesa che non pone domande né attende risposte: semplicemente è”.

Anche Duccio Trombadori parlando delle mie donne descrive soprattutto le sensazioni provate…….. potrebbe sembrare riduttivo, ma a me la cosa piace “Le emozioni, Lilly, sono cosa rara, e spesso le provano per noi : o meglio “le sopportano” per noi, avrei dovuto dire, se è vero che nulla si conosce se non a prezzo di passione, o di dolore. La tua scultura, per me forte e gentile,si compone di scatti e sintesi formali, e le impressioni, tutte, ce le fa sentire. Un sentimento elementare della vita, gioco di antiche verità, nulla più di questo segnala l’eterna giovinezza, un mito, al quale volentieri ci si offre in sacrificio: la forza originale, la virtù di creare, o l’energia che prima di esprimersi contrae, un volto, due braccia sollevate, o tese in avanti, incrociate alle gambe, forti, pronte ad abbracciare.
C’è molta felicità, nelle figure che componi e molta “memoria”: e proprio questo attrae, per quel sottile velo di malinconia, che non è un velo, ma il volto stesso di ciò che piace, e nel tuo lavoro si fa amare. Non perdere, ti prego, la semplice virtù di riversare – in un bozzetto, in un modello, nella tua creta – un fascio di emozioni, lasciandole vedere. Ma io, ne sono certo, già ti vedo più esperta, raffinata, e ancora più capace di cantare, “sempre giovane”, il tuo motivo malinconico e di amore.” Di memoria parla anche Michele Calabrese: ”la scultura di Leonetta è soprattutto memoria; memoria delle favole belle e mai scritte e delle parole pensate e non composte. Il suo oggetto, è la creta: la materia con la quale Iddio plasmò l’uomo alitandogli sopra per dargli un’anima. Cioè, l’essenza profonda e indistruttibile della nostra esistenza”.
Concludo con le parole di Titta Valnegri: “Ancora una volta l’artista propone il dilemma della sua donna immobile nel vortice degli eventi, che sfugge ad ogni condizionamento armata solo del suo silenzio”.
Le mie donne sanno che la vita ha nascosto, dietro ogni angolo una sorpresa dedicata solo a loro e, nell’attesa della rivelazione, tranquillamente, si riposano, mangiano un frutto, giocano con un gatto, si fanno belle, poi, all’improvviso, diventano madri….
Nei primi tempi dopo averle impostate cominciavo a giocare con le geometrie, che io non so non creare, e finivano col diventare astratte. Così è nata anche quella Maternità che piaceva a Mario e che ho in braccio in una foto che lui ha colorato chiamandola “Lilly a colori” .
Anche a mio figlio Lorenzo piace quella scultura : ”Le sculture di mia madre sono lo specchio della sua vita, in loro sa infondere, con innata immediatezza, i suoi sentimenti più veri. Quando ho visto la Maternità l’emozione è stata forte, un caldo abbraccio che non costringe e al centro, libero, il frutto dell’amore. Ogni volta che la guardo penso ai miei 15 anni: è estate, la mia fidanzatina scrive che ha bisogno di me. Chiedo a Lilly il permesso di andare, i suoi occhi preoccupati mi dicono di no, ma dalle sue labbra esce un si! Prendo il motorino, carico l’indispensabile e in 24 ore faccio 700 chilometri: la prima e più bella avventura. Il suo amore per me è stato così forte da donarmi la sua fiducia e la mia libertà. Non le sarò mai abbastanza grato per questo…… Una volta ho provato a farla arrabbiare “Questa scultura dimostra che per te i figli sono una palla,”…….. Ricordo ancora la sua risata, cui ha fatto eco la mia.”
Effettivamente avevo proprio voluto che il figlio, pur essendo il fulcro di tutta la composizione,creata per proteggerlo, fosse libero, non condizionato…. Anni fa in una mostra “Maternità oggi” ho esposto un’opera: “Doni d’Amore” che consisteva in una montagna di pacchi contenenti: sicurezza, affetto, amore, dolcezza, protezione……Nel catalogo volevano una frase esplicativa, la mia era: “Darti le ali ed insegnarti a volare. Tenere in serbo per Te i miei doni d’amore………”Per me una madre, quando i figli crescono, più che una presenza deve essere una certezza: in qualsiasi momento c’è come il genio della lampada di Aladino.
Ma ritornando al passaggio dal figurativo all’astratto, succedeva all’improvviso, quasi un raptus imprevedibile ed incontenibile………
Forse ai miei amici piacevano di più anche se una volta Tano dichiarò che io, seguitando tignosa a fare le mie donne, ero la più contestatrice di tutti loro, ma io sono arrivata alla conclusione che l’idea iniziale è la più vera e soprattutto la più vicina alla mia sensibilità. Ricordo un giorno in cui Mario mi aveva regalato due fotografie da cui stava ricavando un quadro e si scusava di non potermi dare la tela che doveva vendere ad ogni costo…...io gli ho risposto che il quadro non m’interessava minimamente, lui mi aveva regalato l’idea e l’idea è come il concepimento……non era molto convinto , ma poi sulle foto ha scritto: “ A Lilli al mare” dicendomi : Tu per me sei come un mare profondo che nasconde tesori e misteri…”Quelle due piccole sdraio vuote che guardano il mare mi sono state rubate a Spoleto durante il Festival dei Due Mondi, mentre erano esposte a Palazzo Collicola in un mostra sulla Pop Art organizzata da Mara Albonetti, dopo vari anni la stessa dinamica ed eclettica gallerista, che non aveva mai persa la speranza di farmele riavere, è riuscita nel suo intento e magicamente me le ha potute riconsegnare…….
I miei amici…. Ho nominato per primo Mario Schifano, poi Tano Festa, il povero Tano, così imprevedibile e buono con cui ho diviso per mesi lo studio, Franco Angeli….no Angeli non è mai stato un amico, direi quasi che mi era antipatico, Enrico Manera, Carlo Quattrucci, Tonino Caputo, Sante Monachesi che tanti anni fa, nella mia casa di Rocca Canterano, mentre, assaporava davanti al camino uno spaghetto aglio olio e peperoncino che si era appena preparato, si è improvvisamente fermato con la forchetta a mezz’aria e fissando un conca piena di fiori ha esclamato: ”Ma perché io non dipingo più fiori…...”e da quel giorno……….. , Massimiliano Fuksas che tornando, stanco dai suoi primi viaggi a Parigi, si fermava a prendere una camomilla sul mio divano per rilassarsi prima di affrontare le scale che lo avrebbero portato a casa, Duccio Trombadori che sognava di riuscire a dipingere un quadro come voleva lui convinto che ne avrebbe provato una gioia immensa. Mi diceva che per lui scrivere era come respirare, una cosa naturale, ovvia che non ti può dare un’emozione forte mentre riuscire a fissare un’emozione sulla tela…………. Serge Uberti, per cui ho addirittura scritta una specie di presentazione, che seguita a lavorare e far vivere con le sue opere quello che è stato per anni il “mio cortiletto” in cui veramente sono passati tutti…… Ezio Donati che per primo a Roma ha cominciato a parlare di clonazione autoclonando per 43 volte la sua testa e clonando centinaia di lumache naturalmente con la sua testa …….Emilio Leofreddi di cui ho visto nascere l’inquietante sedia elettrica, le sue balene,che tanto erano piaciute a Mario Schifano da voler contribuire alla loro realizzazione…….e via via tutte le sue mostre e performance in Italia e all’estero fino all’ultima, per il momento, meravigliosa avventura che lo ha riportato in India per poter dar vita alla sua ultima mostra DREAMS (diario di viaggio) “nomade e leggera con le sue tende da viaggio ed i tappeti come letto” come lui stesso definì in un’intervista a Cecilia Passa  prima della sua partenza, ma  in realtà , carezzando quei morbidi tappeti, un brivido ti pervade,una voglia di saperne di più, di partire……uno scossone non certo leggero e ti ritrovi a ripetere le parole di Emilio: “Tappeto volante – spazio ritagliato nello spazio, spazio ritagliato sullo spazio – spazio per viaggiare – spazio per accogliere – spazio di preghiera – spazio di meditazione – isola – spazio per riposare – spazio per fare l’amore – luogo di sogno – tappeto volante.”
 

 
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